Marco Lodoli: Una poesia (1988)
Un giorno dopo l’altro anche s’ammala
in questa mente febbricitante e fioca
che a se stessa tiene come chi sciala
e tutto perde e ride e ancora gioca
anche il ricordo di te nella sala
d’ospedale, con la tua vita poca
abbandonata come in una cala
nel letto bianco e nella voce roca.
Eppure mai t’avevo amata tanto,
mai il tuo sonno mi parve così mio
e così mio quel tuo risveglio stanco.
Oggi dentro quel letto sempre ti spio,
ma d’ora in ora il volto ammalo e imbianco,
sogno che muori e che sia stato io.
Dalla rivista di poesia contemporanea “Scarto minimo”, n. 4, dicembre 1988.
in questa mente febbricitante e fioca
che a se stessa tiene come chi sciala
e tutto perde e ride e ancora gioca
anche il ricordo di te nella sala
d’ospedale, con la tua vita poca
abbandonata come in una cala
nel letto bianco e nella voce roca.
Eppure mai t’avevo amata tanto,
mai il tuo sonno mi parve così mio
e così mio quel tuo risveglio stanco.
Oggi dentro quel letto sempre ti spio,
ma d’ora in ora il volto ammalo e imbianco,
sogno che muori e che sia stato io.
Dalla rivista di poesia contemporanea “Scarto minimo”, n. 4, dicembre 1988.


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