platone: il tema dell’amore nel 'fedro', e nota
(…)
Quando il desiderio irrazionale, trascinato al piacere dalla bellezza, prevale sull’opinione tendente alla rettitudine ed è vigorosamente irrobustito dai desideri a lui affini volti alla bellezza del corpo, diventa guida vittoriosa, allora prendendo nome dalla sua stessa forza (rome), è chiamato amore (eros).
(…)
Ma tu ne sei responsabile! Ma ascolta il resto, perché forse l’estro potrebbe abbandonarmi.
(…)
E’ giocoforza che l’amante da una parte goda dei gravi difetti intellettuali e di molti ancora maggiori creatisi e insiti per natura nell’amato.
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Ecco che [l'amante] inevitabilmente è geloso, e impedendogli [all'amato ] molte altre compagnie, è responsabile d’una grave rovina, ma d’una gravissima quando gli impedisce quelle per cui potrebbe avvicinarsi alla maggiore intelligenza, alla divina filosofia, dalla quale è inevitabile che l’amante distorni il fanciullo.
(…)
Così per ciò che concerne l’intelligenza dell’amato, l’uomo innamorato non è in alcun modo utile né come guida, né come amico.
(...)
La rettitudine, il bene, l’intelligenza, la divina filosofia non possono comportare alcun riferimento a moralismi di origine cristiana. E dunque? Dunque, ci si dovrebbe soffermare sul significato della parola ‘responsabilità’; l’essere responsabili nei confronti dell’altro (l’essere chiamati a rispondere dei propri atti, qui connotabili come ultimi, ultimativi ‘durante’ il personale percorso di vita), dell’altro ‘erotizzato’ - non innamoramento o amore romantico, che pure ha comportato nella idealizzazione dell’amante, confuse ed estreme, diciamo, libertà - . Qui si tratta dell’altro come persona, ma una persona (si usa il significato moderno, e quindi certamente non maschera) non vissuta ‘piattamente’ nella sua orizzontalità quotidiana - si rifletta pure su quanto dico - ma nel suo essere o stare al proprio limite umano. Tutto è in gioco. C’è vincita e perdita: si è ai ferri corti, duttili, con la propria vita. Anche quella nascosta (al di là di ogni censura, convenzione, sistema percettivo ordinario, ecc.)
Quando il desiderio irrazionale, trascinato al piacere dalla bellezza, prevale sull’opinione tendente alla rettitudine ed è vigorosamente irrobustito dai desideri a lui affini volti alla bellezza del corpo, diventa guida vittoriosa, allora prendendo nome dalla sua stessa forza (rome), è chiamato amore (eros).
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Ma tu ne sei responsabile! Ma ascolta il resto, perché forse l’estro potrebbe abbandonarmi.
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E’ giocoforza che l’amante da una parte goda dei gravi difetti intellettuali e di molti ancora maggiori creatisi e insiti per natura nell’amato.
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Ecco che [l'amante] inevitabilmente è geloso, e impedendogli [all'amato ] molte altre compagnie, è responsabile d’una grave rovina, ma d’una gravissima quando gli impedisce quelle per cui potrebbe avvicinarsi alla maggiore intelligenza, alla divina filosofia, dalla quale è inevitabile che l’amante distorni il fanciullo.
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Così per ciò che concerne l’intelligenza dell’amato, l’uomo innamorato non è in alcun modo utile né come guida, né come amico.
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La rettitudine, il bene, l’intelligenza, la divina filosofia non possono comportare alcun riferimento a moralismi di origine cristiana. E dunque? Dunque, ci si dovrebbe soffermare sul significato della parola ‘responsabilità’; l’essere responsabili nei confronti dell’altro (l’essere chiamati a rispondere dei propri atti, qui connotabili come ultimi, ultimativi ‘durante’ il personale percorso di vita), dell’altro ‘erotizzato’ - non innamoramento o amore romantico, che pure ha comportato nella idealizzazione dell’amante, confuse ed estreme, diciamo, libertà - . Qui si tratta dell’altro come persona, ma una persona (si usa il significato moderno, e quindi certamente non maschera) non vissuta ‘piattamente’ nella sua orizzontalità quotidiana - si rifletta pure su quanto dico - ma nel suo essere o stare al proprio limite umano. Tutto è in gioco. C’è vincita e perdita: si è ai ferri corti, duttili, con la propria vita. Anche quella nascosta (al di là di ogni censura, convenzione, sistema percettivo ordinario, ecc.)


"Tutto è iniziato sulle punte delle sue scarpette da ballo, appoggiate in un angolo di legno, fotografate da sguardi distratti,coperte da note di musica, quasi per non farsi sentire.E bambina abbandonata da braccia fino a ieri presenti, catturata da verità celate, trafitta da parole così…vuote. E quel solito dire e non dire e quel modo di non essere mai chiari. Cresciuta di tutto questo, inconsapevole di chi fosse, di cosa l'io, e dico, l'io desiderasse. Ma per quanto ancora dovrà dipendere da quel sottofondo e ricreare quelle stesse vecchie immagini. Adesso basta. Non più lacrime intrappolate da frammenti di vita alla ricerca di quello stesso dolore. E a quelle splendide scarpette da ballo toglie la maschera che appartiene a quel costume di un tempo, ormai passato."
Quando si conoscono i moventi che scaturiscono certe reazioni, emozioni, si cerca di proteggere l'altro reagendo di conseguenza, anche questo è significato di "responsabilità verso l'altro", forse lo è di più che verso se stessi. Ed è vero che nella vita si vince e si perde, ma è altrettanto vero che spesso durante la sfida si perde di vista l'obiettivo perchè troppo impegnati a inseguire la vittoria scordando il vero motivo per cui ci si è messi in gioco e dimenticando di assaporarne il gusto. Quello vero.
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L’amore è quando sei in grado di capire te stesso, conoscerti e amarti per ciò che sei, con ciò che di te apprezzi e ciò che invece odi, perché solo con questa coscienza potrai trasmettere all’altro ciò che senti veramente, ciò che sei, liberamente, assolvendo ogni desiderio senza inibizioni, solo così sarai pronto a ricevere ciò che ti viene offerto e diventare un corpo unico, attraverso anima e mente.
Amore è tracciare un percorso e seguirlo ma con lo scopo di VIVERLO e di vivere la propria vita, nel modo migliore, senza paure potendosi aggrappare nei momenti difficili, potendo sorridere di uno sconforto, potendo essere se stessi senza giudizi. Potendo AmarSI.
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