stop chattering
Riprendo in mente a memoria alcuni post: le foto di Infanzia; i Frammenti; gli Appunti; il pianto di Kafka morente… Alfred Kubin, attraverso il quale ho parlato anche di me; il breve discorso di Rothko; un mio Video… il pianista Boris Berezovsky e altre cose… poesie di giovanissimi, per esempio. Tutte le foto. Alcune mie poesie.
L’impressione è che, comunque, qualsiasi cosa uno faccia sia ininfluente. A livello mediatico, e se viviamo lì siamo fottuti. Ma io ora sono lì, o meglio, qui.
Anni fa avevo in testa una specie di comunità empatica, tipo i romantici Lake Poets. E davvero cosa, se non questo, in questo tempo, può essere esperienza (almeno tentativo) oltre la solitudine, lo ripeto: la solitudine!? E certamente in semi-clandestinità. Poi ci sono i giochi o giochini, di qualunque natura essi siano, per tirare avanti. Sento così.
Ma ho smesso di pensarci. Abbiamo fatto una rivista di poesia in francese a Brest (in Bretagna). Amici, storie e storielle, tante cose. Ma queste mie ultime parole passano ugualmente attraverso lo spossessamento dell’esperienza: cioè questo mezzo che uso.
E’ come su Myspace. Donne che mostrano, orgogliose e intricate nella carne del neonato, il loro neonato e forse non sanno che ci sono miliardi di figli al mondo e in più che tutto è pura immagine bidimensionale… ripetibile, consumabile.
Mi fa male questo. A chi fa male? A molti, credo. A molti. Dilunghiamoci ancora con questi puntini……………………………………………………………………………………………
Questo riguarda anche la scrittura, la lirica, la poesia lirica, soggettiva, che tutti facciamo (lo si fa per esprimersi
im-mediatamente - ma non dovrebbe essere così -, e MOLTI a volte scioccamente) o si cerca di oltrepassare, di ‘sfondare’.
Non ci pensate. Non fatevi del male. Io non me ne sto più facendo. ?????????????????????????
L’impressione è che, comunque, qualsiasi cosa uno faccia sia ininfluente. A livello mediatico, e se viviamo lì siamo fottuti. Ma io ora sono lì, o meglio, qui.
Anni fa avevo in testa una specie di comunità empatica, tipo i romantici Lake Poets. E davvero cosa, se non questo, in questo tempo, può essere esperienza (almeno tentativo) oltre la solitudine, lo ripeto: la solitudine!? E certamente in semi-clandestinità. Poi ci sono i giochi o giochini, di qualunque natura essi siano, per tirare avanti. Sento così.
Ma ho smesso di pensarci. Abbiamo fatto una rivista di poesia in francese a Brest (in Bretagna). Amici, storie e storielle, tante cose. Ma queste mie ultime parole passano ugualmente attraverso lo spossessamento dell’esperienza: cioè questo mezzo che uso.
E’ come su Myspace. Donne che mostrano, orgogliose e intricate nella carne del neonato, il loro neonato e forse non sanno che ci sono miliardi di figli al mondo e in più che tutto è pura immagine bidimensionale… ripetibile, consumabile.
Mi fa male questo. A chi fa male? A molti, credo. A molti. Dilunghiamoci ancora con questi puntini……………………………………………………………………………………………
Questo riguarda anche la scrittura, la lirica, la poesia lirica, soggettiva, che tutti facciamo (lo si fa per esprimersi
im-mediatamente - ma non dovrebbe essere così -, e MOLTI a volte scioccamente) o si cerca di oltrepassare, di ‘sfondare’.
Non ci pensate. Non fatevi del male. Io non me ne sto più facendo. ?????????????????????????


Non te ne stai più facendo?
A malapena ci si può fare strada tra le poche ore del giorno senza inciampare un passo. Farsi del male è inevitabile. E, forse, auspicabile.
Reply to this
me ne faccio, ma non qui, cavalco il cavalcabile qui; ma il post non è per me ma per chi lo legge, grazie comunque, grazie; il problema rimane, certo, e se si vuole 'mi rimane'; il post è anche provocatorio comunque o cerca di esserlo...
Reply to this