da: umana gloria



Passi lontani, bambini crespi nell’aria forte,
il piccolo gelo delle mani tenute vicine a prendersi. Oh inverno.
Nel freddo, il sigaro di Vanni, l’erba bianca e dura, giocare.
Abbiamo imparato nelle nostre case il modo di mangiare.
I tetti, quei tetti mi dicevano che io ero i miei occhi e non altri.

Nel freddo, adesso, ho un po’ di febbre e qui da solo…

Una volta sono venute le luci prima di dormire e c’era la nonna.
C’era la legna da preparare per il carbone e Ernesta
doveva scendere alla locanda a comprare il toscano.
La jarbe jenfri i claps sul ôr de strade.
L’erba tra i sassi sull’orlo della strada.
La piccola staccionata.
Noi non possiamo scendere più così.

Servirebbe guardare da lontano, pensare che si guarda.

Pieno un pomeriggio di dormiveglia voglio stare.

Stare con le nuvole ferme come una cosa bianca delle montagne.

In una finestra si ricorda il vento tra le foglie.

“Mi dici che non vieni e così penso
se anche verrai non ti dirò niente
ma se non parlerò tu capirai
che non ti voglio”.

Era una che diventava una. Oh inverno.

 

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Comments

  • 4/2/2008 7:53 PM paola wrote:
    che meraviglia, mario
    sguardo bambino
    non-spreco, di nulla
    memoria-tesoro
    Reply to this
  • 4/3/2008 3:13 PM iole wrote:
    memoria che pizzica luce.
    come scendesse scalini - pianissimo -.
    e ti ritrovi nel posto più fondo di te,
    come giocando, eppure sentendo la forza potentissima di tutta questa ancora presenza.

    un libro che ho amato da subito e che continuo a sentirmi caro nel cuore.
    Reply to this
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