frammenti
(…)
La bellezza delle lacrime. La trasparenza.
Tutto è vicino e lontano.
Io a frammenti di te, di noi.
Progetto di vita in cui non saremo,
non siamo, non fummo.
“Sai” non è un “tu”, eppure è da lì.
Bocca sul catino. Non ho madre.
Padre, di me stesso padre.
Sul cielo stellato.
Che cos’è questa poesia? L’ho scritta suggestionato da Bataille, rimontando parti: Il supplizio, secondo capitolo del libro L’esperienza interiore. Si capisce? Il mio testo, intendo. Riporta frasi di Bataille. Sofferenza, angoscia, disgusto mantenuti. La ”trasparenza” produce “frammenti”. L’“eppure è da lì” è il dato concreto esperienziale. Padre di me stesso, senza padre. Dio di me stesso, senza Dio. Con l’innalzamento ‘dissolvente’ del tempo e del non-tu, e l’immagine del catino-vomito come cielo stellato. Cielo comunque. L’espressione. Eppure l’espressione in sé (Bataille), qui la poesia, è in fondo una forma di dépense (dispendio, consumo). Ma se resto muto, è come se non ci fossi. Dunque comunico, devo. Piccola progettualità discorsiva.
I
Lo sai che ci siamo incontrati. Non fare finta. Non fare finte. E allora? Sei un corpo che si dà, si dice così. Lo dicono. Senza amore. Una vecchia storia? No. Corpo cinico, crudele. Ma vulcano in sommovimento interno, con amore. E’ tutto.
Chi parla?
Sono in diversi a ballare nella gabbia. Uno ricorda sé. Un altro, sé. In tre o quattro. Ho guardato in foto la Tangenziale che ti porta al mare. In costume, foto che mi volevi inviare e non lo farai. E’ tutto.
Frasi nella vita.
II
Sto con una donna distante nello spazio ma non nel tempo che mi ama. Io no. In questa mia vita esposta, in estensione, diffranta. E’ tutto.
Chi parla?
Nessuno è geloso. Ho il cellulare che suona spesso, se voglio. C’è un locale, a portata, di buona birra, ora deserto. E’ tutto.
Frasi nella vita.
III
Il deserto.
IV
Abbiamo giocato a calcetto. Un giorno inoltrato insieme. Due, tre. Hai 33 anni, hai 29 anni, hai un po’ di te che vive. E tu hai gli occhi azzurri. Affascinante. E’ arrivata con un giovane bruno che vorrebbe ritornare con la moglie. E’ tutto.
Chi parla?
“Du, du hast, du hast mich. Du, du hast, du hast mich”. Cantano alla radio che tengo accesa. Ballano il tango martedì e venerdì alle 9. Mangio lì, vieni? Bacio. E’ tutto.
Frasi nella vita.
V
Sei arrivata per andartene. Non fare così. Resta. O non venire. Ma non è possibile, non è possibile! Lo sai. E ancora me lo chiedi? E’ tutto.
Chi parla?
Frasi nella vita.
VI
Addio Guillaume Apollinaire, versi di Cortège.
“Gente passava e vi cercavo il mio corpo.
Tutti quelli che sopraggiungevano e non erano me stesso
portavano a uno a uno (forse a due a due, coppia amante) i
pezzi (gli arti) di me stesso.
Mi costruivano a poco a poco come s’innalza una torre.
Popoli si accatastavano e io apparivo
formato da tutti i corpi e le cose umane.”
Addio torre innalzata. Popoli. Ho le pastiglie per la notte. Guardo i comignoli mentre altri guardano altro. Vado a letto tra poco. E’ tutto.
(…)
La bellezza delle lacrime. La trasparenza.
Tutto è vicino e lontano.
Io a frammenti di te, di noi.
Progetto di vita in cui non saremo,
non siamo, non fummo.
“Sai” non è un “tu”, eppure è da lì.
Bocca sul catino. Non ho madre.
Padre, di me stesso padre.
Sul cielo stellato.
Che cos’è questa poesia? L’ho scritta suggestionato da Bataille, rimontando parti: Il supplizio, secondo capitolo del libro L’esperienza interiore. Si capisce? Il mio testo, intendo. Riporta frasi di Bataille. Sofferenza, angoscia, disgusto mantenuti. La ”trasparenza” produce “frammenti”. L’“eppure è da lì” è il dato concreto esperienziale. Padre di me stesso, senza padre. Dio di me stesso, senza Dio. Con l’innalzamento ‘dissolvente’ del tempo e del non-tu, e l’immagine del catino-vomito come cielo stellato. Cielo comunque. L’espressione. Eppure l’espressione in sé (Bataille), qui la poesia, è in fondo una forma di dépense (dispendio, consumo). Ma se resto muto, è come se non ci fossi. Dunque comunico, devo. Piccola progettualità discorsiva.
I
Lo sai che ci siamo incontrati. Non fare finta. Non fare finte. E allora? Sei un corpo che si dà, si dice così. Lo dicono. Senza amore. Una vecchia storia? No. Corpo cinico, crudele. Ma vulcano in sommovimento interno, con amore. E’ tutto.
Chi parla?
Sono in diversi a ballare nella gabbia. Uno ricorda sé. Un altro, sé. In tre o quattro. Ho guardato in foto la Tangenziale che ti porta al mare. In costume, foto che mi volevi inviare e non lo farai. E’ tutto.
Frasi nella vita.
II
Sto con una donna distante nello spazio ma non nel tempo che mi ama. Io no. In questa mia vita esposta, in estensione, diffranta. E’ tutto.
Chi parla?
Nessuno è geloso. Ho il cellulare che suona spesso, se voglio. C’è un locale, a portata, di buona birra, ora deserto. E’ tutto.
Frasi nella vita.
III
Il deserto.
IV
Abbiamo giocato a calcetto. Un giorno inoltrato insieme. Due, tre. Hai 33 anni, hai 29 anni, hai un po’ di te che vive. E tu hai gli occhi azzurri. Affascinante. E’ arrivata con un giovane bruno che vorrebbe ritornare con la moglie. E’ tutto.
Chi parla?
“Du, du hast, du hast mich. Du, du hast, du hast mich”. Cantano alla radio che tengo accesa. Ballano il tango martedì e venerdì alle 9. Mangio lì, vieni? Bacio. E’ tutto.
Frasi nella vita.
V
Sei arrivata per andartene. Non fare così. Resta. O non venire. Ma non è possibile, non è possibile! Lo sai. E ancora me lo chiedi? E’ tutto.
Chi parla?
Frasi nella vita.
VI
Addio Guillaume Apollinaire, versi di Cortège.
“Gente passava e vi cercavo il mio corpo.
Tutti quelli che sopraggiungevano e non erano me stesso
portavano a uno a uno (forse a due a due, coppia amante) i
pezzi (gli arti) di me stesso.
Mi costruivano a poco a poco come s’innalza una torre.
Popoli si accatastavano e io apparivo
formato da tutti i corpi e le cose umane.”
Addio torre innalzata. Popoli. Ho le pastiglie per la notte. Guardo i comignoli mentre altri guardano altro. Vado a letto tra poco. E’ tutto.
(…)


I "frammenti" che leggo sono straordinari, ammiro il modo di comporli, la forma e quanto di desolamte e straziante trovo detto.
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"Scrivere è un atto di grande dedizione" - Virginia Woolf
Schiocchi parole come corde d'anima.
i.
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"Ma se ognuno fosse per nessuno, uno e la vita, dono e donna: comunque, frutto nostro; buono buono, non sfuggire.
Terrore, dopo, del nòcciolo solo."
C.R.
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