maurice blanchot: thomas l'obscur + video about exorcism

da Thomas l'obscur, Gallimard 1950

(...)
Suo malgrado, l’impressione era così netta e penosa che gli era quasi impossibile non cedervi. Persino se ne avesse contestato la verità, avrebbe avuto il più gran danno a non credere a qualcosa di estremo e violento, perché con ogni evidenza un corpo estraneo si era alloggiato nella sua pupilla e si sforzava di spingersi più lontano. Era insolito, assolutamente fastidioso, tanto più noioso in quanto non si trattava di un oggetto insignificante ma di alberi interi, di tutto il bosco ancora fremente e pieno di vita. Avvertì ciò come una debolezza che lo screditava. Non fece nemmeno più attenzione ai dettagli degli eventi. Forse un uomo si introdusse là attraverso lo stesso varco, non avrebbe potuto affermarlo né negarlo. Gli sembrò che le onde invadessero lo spazio d’abisso che era diventato. Tutto ciò lo preoccupava solo minimamente. Non nutriva interesse che per le sue mani, impegnate a riconoscere gli esseri mischiati a lui dei quali discerneva parzialmente l’aspetto: un cane rappresentato da un orecchio, un uccello che sostituiva l’albero sul quale cantava. Grazie a questi esseri abbandonati ad azioni che sfuggivano a qualsiasi interpretazione, sorsero edifici, città intere, città reali fatte di vuoto e di migliaia di pietre ammucchiate, creature che rotolavano nel sangue e talvolta laceravano le arterie, che rappresentavano il ruolo di quelle che una volta Thomas chiamava idee e passioni. La paura così si impadronì di lui che non si distingueva in niente dal proprio cadavere. Il desiderio era questo stesso cadavere che apriva gli occhi e, sapendosi morto, risaliva maldestramente fin nella bocca come un animale inghiottito vivo. I sentimenti lo abitarono, poi lo divorarono. Era stretto, in ogni parte della sua carne, da mille mani che non erano che la sua mano. Un’angoscia mortale batteva contro il suo cuore. Sapeva che intorno al suo corpo il suo pensiero, confuso con la notte, vegliava. Sapeva, terribile certezza, che anch’esso cercava una via d’accesso per entrare in lui. Contro le sue labbra, nella sua bocca, si sforzava in un’unione mostruosa. Sotto le palpebre creava uno sguardo necessario. E allo stesso tempo distruggeva furiosamente quel viso che abbracciava. Scomparvero le città prodigiose, in rovina. Le pietre furono rigettate al di là, trapiantati gli alberi, le mani e i cadaveri portati via. Solo il corpo di Thomas continuò a restare, privo di sensi. E il pensiero, rientrato in lui, scambiò contatti con il vuoto.
(...)

Traduzione di Laura Sergio




 

 

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