d. la rochelle - c. pavese (appunti)

Drieu La Rochelle, Fuoco fatuo, 1931.

Avevo della delicatezza nel cuore ma non nelle mani. - Dice Alain, p139 (nelle mani NIENTE)
Mondo, uomini e donne, di bruti (denaro, menzogna…) Se mi uccido è perché come bruto sono fallito. - Dice Alain, p136
E’ il contrario di lei. E’ una forza della natura. - Dice Solange di Brancion ad Alain, p149
Io non sono una forza della natura, - dice Alain, ibidem
Lei ha cuore… - gli risponde Solange, ibidem



Delicatezza/cuore impossibile in un mondo brutale fatto di corpi. Delicatezza (che ricorda l’Idealismo, e la crisi del Trascendentale, una “superiorità” di sé (dialogo di Alain con Milou) che si è orizzontalizzata, ossia non c’è più). Il brutale è l’emersione del mondo dei corpi che avviene perché non vi è più gerarchia, psicologica delle facoltà mentali, alcuna. Forze brute dei corpi, della NATURA ( quanto Pavese la interroga, e la interrogherà - mondo animalesco, donne come “capre” nel romanzo Il carcere - e ne soccombe, e ne soccomberà). Tutto ovviamente in un non-senso, sofferto e basta, estraniante, alienante l’antico IO che diventa il nuovo io sbigottito, incredulo, tramortito ( ALAIN è DROGATO: EROINA).

Tutto questo in Pavese ben di più. Dal 1935 al 1950. Dall’anno d’inizio del Mestiere di vivere alla Luna e i falò e al suicidio. Il carcere è scritto nel ’38-’39 ma riprende il racconto Terra d’esilio del 1936 ( è vicino al 1931 del romanzo di Drieu).
L’insopprimibilità del corpo, “corpo vivo, quotidiano” scrive Pavese. Ma se non è possibile trascenderlo in alcun modo (a causa della sconnessione della piramide delle facoltà, "la lacerazione del vertice" è, a memoria, una espressione di G. Bataillle) si è in una vera ‘gettatezza’ non proveniente da una teoresi (uso il termine heideggeriano  A PRESCINDERE), in un atteggiamento allucinato, tramortito: corpo in mezzo a corpi, pulsioni in mezzo a pulsioni, gelosia, morbosità, voyeurismo, tutto ciò che ha a che vedere con l’eros SENZA PERO' POTERE PORTARLO ALTROVE, IN UN POSTO CHE GLI SPETTI, senza poter collocarlo, e che diventa ossessione autodistruttiva per l’io che non si accetta in un mondo così franto orizzontalmente. ecc. ecc. ecc.



Oggi in epoca che azzardo chiamare, per mio conto, post-esistenzialista i corpi sono parestesizzati, 'sono' senza corpo. Orizzontalità 'inconsapevole'.
Porno senza eros. Sex-appeal dell'inorganico (Baudrillard). La voyance, secondo un’indagine ‘ufficiale’ sul contemporaneo.

Ma anche, e un po' diversamente, orizzontalità facile alla saturazione. Una disposizione del tempo in atti orizzontali: 1 - tutto di sé, il darsi (atti dettati dall’emotività, sesso, bisogni-desideri, ‘divertimenti da interesse’ o comunque coinvolgenti, e tutti i modi di 'provare' l'estremo); 2 - ritagli di solitudine (tempi di vuoto, assenza); 3 - ritagli di ‘nicchie’ comunicazionali a tu x tu, concavità che tendono a scivolare nell’orizzontale, nel bidimensionale anche se questo ha ‘spessore’.
In questo tentativo di esplorazione, l’immagine dell’Io Yo-Yo (il gioco dove la biglia-Io oscilla verticalmente legata a una corda elastica ‘CORTA’) può servire x altri versi a capire. In ultimo, l’attività lavorativa è parestesia? Ma la parestesia formicola un po’ in tutti gli atti elencati.

 

What did you think of this article?




Trackbacks
  • No trackbacks exist for this entry.
Comments

  • 2/15/2008 11:10 AM Stefano wrote:
    Strano questo post. Come forse è strano tuttto l'insieme. Ma certamente è interessante, sorprendente. Grazie sig. Benedetti. O, in modo più consono, caro meraviglioso poeta.
    Reply to this
Leave a comment

 Enter the above security code (required)

 Name (required)

 Email (will not be published) (required)

 Website

Your comment is 0 characters limited to 3000 characters.