peter weiss

(…)
Il Purgatorio, poi, è la terra del dubbio e dell’errore, dei tentativi falliti, la terra dell’irresolutezza e dell’eterno conflitto, ma almeno lì c’è movimento, c’è l’idea che la situazione possa cambiare, anche se pare impossibile squarciare la membrana che serra ogni nostra emozione. Qui nel Purgatorio, se ci penso, sento la musica degli ultimi balli, e vedo gli spettacoli sempre mutevoli del grande mercato, spazzato dagli slogan e dal respiro infuocato della concorrenza. Allegramente chiassosa bisognerebbe mostrare la produzione, dove tutto si può avere in serie, e tutto in serie ridiventa spazzatura, con ghigni rabbiosi infurierebbe la lotta, attizzata da oscene corifee di plastica luccicante e da robot elettronicamente comandati, e qui, in una quotidianità dove già il risveglio al mattino finirebbe sotto una tempesta di colpi taglienti, e dove poi, di ora in ora, verrebbe fiaccata l’attenzione e accentuato lo sforzo per sopravvivere, qui bisognerebbe pretendere che uno scopra le carte, qui bisognerebbe fare domande che esigano una decisione.

Vedevo chiaramente il paesaggio del Paradiso, dove hanno casa quelli cui Dante un tempo assegnò la beatitudine. Oggi, che non si parla più di ricompensa e si valuta soltanto la sofferenza patita, non rimane al viandante che comunicare ciò che ha appreso di quella sofferenza. E si troverà davanti la desolazione più completa, gli spazi celesti non saranno che vuoto, e non si può rappresentare niente dentro quel vuoto, giacché l’Alighieri di oggi dovrebbe mettere da parte il gioco d’illusioni, non può ridestare i morti, non possiede nient’altro che la realtà di parole che adesso si possono ancora pronunciare, ED E’ SUO COMPITO TROVARE QUELLE PAROLE E FARLE VIVERE, NEL VUOTO PIU’ ASSOLUTO. MA IN CHE MODO? SOLTANTO COME VOCI, NEL BUIO, OPPURE NELLA LUCE ACCECANTE, SENZA BOCCHE NE’ VOLTI, PRIVE DI CORPO?
(…)

(1965)

Crf. Peter Weiss, Inferni, Cronopio 2007

 

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