traduzioni da yves bonnefoy
Da: Début e fin de la neige, Mercure de France, Paris 1991.
Di mattina presto la prima neve. L’ocra, il verde
riparano sotto gli alberi.
La seconda, a mezzogiorno. Non resta
del colore
che gli aghi dei pini,
anche loro a cadere più fitti a volte della stessa neve.
Poi, di sera
il flagello di luce si arresta.
Le ombre e i sogni pesano in misura uguale.
Un po’ di vento
alla punta del piede scrive una parola al di là del mondo.
L’aratro
Le cinque. La neve ancora. Voci
di prima del mondo.
Un aratro
come una luna ai tre quarti
brilla, ma lo ricopre la notte
di una piega di neve.
E il bambino
ha ormai tutta la casa per sé.
Va da una finestra all’altra.
Preme le dita sul vetro e vede
formarsi le gocce dove non spinge più
il vapore contro il cielo che cade.
Vergine di misericordia
Tutto, adesso,
al caldo
del tuo leggero mantello,
soltanto un po’ di rabbuffo e di ricamo,
Madonna misericordiosa della neve.
Sul tuo corpo
dormono nudi
gli esseri e le cose, e le tue dita
velano di luce le loro palpebre chiuse.
Di mattina presto la prima neve. L’ocra, il verde
riparano sotto gli alberi.
La seconda, a mezzogiorno. Non resta
del colore
che gli aghi dei pini,
anche loro a cadere più fitti a volte della stessa neve.
Poi, di sera
il flagello di luce si arresta.
Le ombre e i sogni pesano in misura uguale.
Un po’ di vento
alla punta del piede scrive una parola al di là del mondo.
L’aratro
Le cinque. La neve ancora. Voci
di prima del mondo.
Un aratro
come una luna ai tre quarti
brilla, ma lo ricopre la notte
di una piega di neve.
E il bambino
ha ormai tutta la casa per sé.
Va da una finestra all’altra.
Preme le dita sul vetro e vede
formarsi le gocce dove non spinge più
il vapore contro il cielo che cade.
Vergine di misericordia
Tutto, adesso,
al caldo
del tuo leggero mantello,
soltanto un po’ di rabbuffo e di ricamo,
Madonna misericordiosa della neve.
Sul tuo corpo
dormono nudi
gli esseri e le cose, e le tue dita
velano di luce le loro palpebre chiuse.


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