milena jesenská
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La madre di Milena era morta quando Milena aveva 13 anni. A 15 anni già sembrava una donna: leggeva Hamsum, Dostoevskij, Tolstoj, Thomas Mann. Cominciano i primi dissidi col padre. Frequenta il Minerva a Praga, uno dei primi licei femminili in Europa. Milena e le sue compagne sono emancipate. Sono una piccola élite di ragazze libere, intellettualmente vivaci che si atteggiano a "decadenti, scellerate, malaticce". Dopo il liceo il padre vuole che Milena studi medicina per continuare la tradizione di famiglia: la costringe ad assistere alle operazioni per ricostruire i volti distrutti dei feriti della Prima Guerra Mondiale. Milena non diventerà medico; offre denaro a chi ne ha bisogno, turbina per Praga con le sue amiche, pronta ad ogni pazzia. Legge i poeti simbolisti, incontra i letterati tedeschi residenti a Praga e gli esponenti della cultura ebraica. La ricordano bella, sfacciata; lei e le sue amiche si acconciano in modo "efebico e androgino". Non sono ragazze ceche, ma europee. È ancora una fanciulla ma sul suo conto già circolano leggende: sperpera denaro come una pazza; ha attraversato a nuoto la Moldava con gli abiti addosso per non perdere un appuntamento; è stata arrestata alle cinque del mattino per aver raccolto fiori per un ragazzo in un parco pubblico. È attratta dagli intellettuali tedeschi ed ebrei perché sono diversi dal mondo chiuso nel quale è cresciuta. Uomini, donne, fanciulle: tutti subivano il suo fascino; per lei non esistevano barriere sociali. E Grete, racconta: "Il mistero e la grandezza di questa donna consistono proprio nel suo essersi calata negli abissi più cupi, comunque li si voglia definire: esperimenti, immoralità, coraggio o brama di sapere - per poi riemergerne, recuperare uno stile di vita normale, darsi compiti assai elevati e riuscire a portarli a termine". E il legame tra Milena e Grete nasce in un posto dove se due donne camminavano mano nella mano piomba una sorvegliante a dividerle brutalmente. Di domenica si chiudono nella stanza delle analisi dell'infermeria; magari solo per parlare: "Essendo sempre costrette a muoverci in mezzo a una gran massa di gente, già stare sole in una stanza era per noi una grande gioia". Grete non sa cosa l'abbia attratta con tanta forza verso Milena. All'inizio pensava fosse fascino intellettuale, poi si rende conto che "era il mistero del suo essere ciò che più mi affascinava e questo mistero emanava da tutto il suo corpo. Milena non camminava in questo mondo con passo fermo e sicuro. Si muoveva scivolando. Anche nella gioia, il suo sguardo era velato da una tristezza insondabile: ma non era tristezza per ciò che ci accadeva ogni giorno, negli occhi di Milena albergava il dolore di chi non ha riscatto, dell'essere umano che nel mondo si sente straniero". Grete sa che è proprio questo lato arcano di Milena a metterla totalmente in sua balìa, perché Milena, "lo sapevo, era una donna irraggiungibile". E tutti i sogni che di notte fa Grete sono colmi di "questa disperazione".
Il desiderio di tenerezza e vicinanza di un essere amato diventa ancora più forte durante la prigionia. A Ravensbruck molte internate cercavano conforto nelle amicizie tra donne, "altre parlavano molto d'amore, altre ancora spingevano il loro fanatismo politico e persino religioso ai limiti dell'erotismo". Le amicizie passionali sono frequenti tra le prigioniere politiche non meno che fra le donne cosiddette asociali e criminali. Secondo Grete i rapporti d'amore delle prigioniere politiche si differenziano dai rapporti tra prigioniere asociali e criminali dal fatto che i primi rimanevano platonici, i secondi avevano un "carattere apertamente lesbico". La direzione del campo perseguitava queste relazioni in modo particolarmente rabbioso: "L'amore era punito a suon di bastonate". Nelle coppie delle asociali, una delle due donne assumeva atteggiamenti maschili. Il maschio nel gergo del campo viene chiamato gradasso. Il gradasso parlava con voce roca "e cercava di muoversi come un uomo". Nel penultimo anno a Ravensbruck, Grete sente parlare di un caso di prostituzione lesbica. Una certa Gerda, che si fa chiamare Gert, riceve il sabato e la domenica le sue amanti: le consegnano razioni di margarina e salsiccia in cambio di favori sessuali. Nonostante la durissima prigionia, la numerosa presenza di donne e ragazze crea un'atmosfera erotica. Le zingare che lavorano nella sartoria delle SS cantano languide canzoni d'amore, molte sfogano nella danza i desideri erotici e si muovono sinuose in puzzolenti latrine mentre altre fanno la guardia per avvertirle in caso di controlli SS.
Milena, tradotto in tedesco significa amante o amata: "L'amore e l'amicizia avrebbero dominato tutta la vita di Milena, plasmando il suo destino". Il suo primo grande amore era stato Ernst Polack. Era ebreo, e il padre gli proibì di frequentarlo, ma Milena se ne infischiò. Lavorava in banca ma in realtà fu un grande critico, mentore e ispiratore di scrittori, prima a Praga, poi a Vienna. Fu lui che fece conoscere a Milena Franz Kafka, Franz Werfel e tanti altri. Nel 1918 idue si sposano e vanno a vivere a Vienna, ma il matrimonio naufraga presto: come tanti bohémiens dell'epoca, Polack proclamava l'assoluta libertà sessuale. Milena era una donna libera ma non si adattava alla promiscuità erotica e intellettuale di un caffè di letterati a Vienna, negli anni turbolenti dopo il 1918, e di questo soffriva. Polack non le dava neanche i soldi per mandare avanti la casa, lei andava semplicemente alla stazione e si offriva come facchino. Ripudiata dal padre, umiliata dal marito che non la desiderava più, cominciò a fare uso di stupefacenti. Ma cominciò anche a fare traduzioni e a scrivere i suoi primi articoli: furono accettati da alcune riviste, e così trovò il suo mestiere.
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E Lui scriveva :> (da Lettere a Milena)
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"Là sul marciapiede c'era un fenomeno naturale come non ne ho mai visti: luce solare che si oscura, non per opera delle nubi ma per se stessa. Che devo dire ancora? La gola non obbedisce, le mani non obbediscono. Tuo
K."
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