Claudio Recalcati: Una poesia


Avrebbe potuto avere un corpo
non un lemure o l’idea del dorso
della mano sulla scrivania e
senza contorno graffiarsi un piede
al nugolo delle zanzare settembrine,
le più noiose poiché vecchie e affamate,
un corpo unico e fiero da mostrare
allo specchio più che a tutta quella ciurma
di arti indipendenti, di bocche e di vocali.
Avrebbe potuto avere gli occhi limpidi
e non questa nebulosa patina dovuta
ad una corruzione intestinale ed ancora
avrebbe dovuto marciare e non passeggiare
amare i luoghi soleggiati, non le caverne.
Avrebbe dovuto appartenere ad altri mondi
l’inerme che è germinato in noi.

(inedito)

 

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