Sarah Tardino: Da IL CUSTODE e Da SOGNI

L’ala d’Amore canto, sinistra,
la spezzata, che sopra
forte mi tenne,
perché era un uomo.
***
Carte di secoli perduti hanno le tue mani,
saziale di icone, se dormi, di boschi se ansimando
cedi e ruscello – se sei ruscello
posati sul bianco.
***
Non morire sulla parola tigre giardino,
ma nel ritorno dei campi che ho trascorso
–abbiamo giardini perfetti
di visionaria caduta–
e il segno e lo strumento
il dettato falciato
al rigore della felce che ci fa pianto di fonte.
***
Ci costrinse al travaso di simboli nel sangue
la coda di un diluvio di via lattea;
miracolo delle nozze, spaccato a viva lama.
Inginocchiatoio infantile, il bicchiere in bilico
lo rovescia nell’orto dell’assenza;
«opponiti, ora
digiuna quello che resta
stai spaventosa nel verso.»
Gatta: Canarino, che ci fai qui?
Canarino: Lupo è andato via?
Gatta: Sì, è partito sui treni per il paese della neve e dei lupi. Forse tornerà. Forse no.
Canarino: Sei sola?
Gatta: Sì.
Canarino: E non hai paura di essere sola?
Gatta: Ci sono abituata, Canarino, sono randagia.
Canarino: E perché non ti cerchi una casa? Non sei stanca di andare a cercarti il cibo tutti i giorni?
Gatta: Perché avere una casa vuol dire stare in una gabbia coi padroni che prima ti prendono, poi si stancano di te e ti mandano via… E poi se ti abitui a stare al caldo ti dimentichi come si caccia e quando rimani sulla strada finisci nella pancia di un dobermann.
Canarino: Io non sono mai stato buttato fuori.
Gatta (ridendo): Certo tu sei un canarino, chi ti butta fuori. Sai far pena, guardati, sei tutto giallo, tutto ossa, per me è diverso. Io sono una gatta nera. Tu sei bravo a fingere, a mendicare, Canarino.
Canarino: Sopravvivenza, Gatta.
Gatta: Sì, hai ragione. Sopravvivi anche tu.
(Gatta si mette a strappare fogli di giornale)
Canarino: Che fai? perché strappi i giornali? Sei arrabbiata con Lupo che ti ha lasciato qui sola?
Gatta: No, preparo la tana per i miei cuccioli.
(Canarino fa per andar via, poi si volta a guardare Gatta)
Canarino: Gatta…
Gatta: Che c’è?
Canarino: Niente.


E' un bel blog. Molto curato. Nella fotografia e nei testi: qui raffinati ed eleganti. E davvero dolorosi.
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anche a me il blog piace molto, peccato la retorica della tardino
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Perché retorica? A mio modo di guardare sembra elegante, raffinata, algida un po' ma questo gelo mi pare si giustifichi internamente ai testi anche per la tematica affrontata. Non c'è ridondanza e non c'è "fizione". E' poesia prosciugata (il che non è facile fare) con un po' di brina, diciamo cosi'.
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Anche a me sono sembrati testi molto belli...
Ruggero.
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Ammiro Mario Benedetti e Umana Gloria è meraviglioso.Nonostante ciò,non condivido il suo parere sulle poesie della Tardino.Credo che la loro asciuttezza derivi dal non aver compreso a fondo le problematiche dell'essere umano.Ciò che sento e comprendo quando le leggo è che chi scrive sia completamente rivolto a se stesso,non riuscendo a creare dei percetti.E' come se il percettore fosse sempre in primo piano.. troppo dolore e per di più individuale.Inoltre,e concludo,la somiglianza dell'uso degli scatti aggettivali con la Dickinson mi pare evidente e dunque imbarazzante.L'unica cosa che riesco a riconoscere a queste poesie è qualcosa di musicale,ma comunque sempre troppo solipsistico.
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Beh, credo che ci sia stata una 'stesura' faticosa e comunque dovremo chiarire maggiormente la nozione di solipsismo (certo, un commento su un blog non ha lo spazio necessario).
DESIDERO INFORMARE NUOVAMENTE CHE QUESTO BLOG-SITO E' STATO E SARA' MODIFICABILE, A VOLTE, ANCHE NEI POST PRECENTI.
LIBRO ILLUSTRATO CON STRUTTURA, E QUANTO ALTRO, IN DIVENIRE DALL' INIZIO!
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Francesco sarà stato anche un po' legnoso nell'esprimersi, ma sintetizza il concetto deleuziano di estetica.
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