(...)
Il nostro stile di lettura, la circolazione spontanea dei nostri commerci di libri, non è di facile documentazione prima, ad esempio, di Montesquieu. Raggiunge il suo apice nella dichiarazione ben nota di Mallarmé, secondo la quale il vero scopo dell’universo, di tutto l’impulso vitale, è la creazione di un libro supremo – le Livre -. La porzione di tempo che ci interessa, quindi, è estesa solo un secolo e mezzo.
(...)
Un terzo impulso allo scetticismo linguistico arriva dalla sorprendente espansione delle scienze esatte. Una parte sempre crescente della realtà sensoriale e concettuale è passata sotto la tutela delle scienze esatte. Uno scrittore moderno può trattare con precisione, e con un idioma pertinente, molti meno fatti naturali e analisi intellettuali di quanto potessero Shakespeare, Milton o Pope.
(...)
Il quarto aspetto è quello che per primi hanno esaminato Karl Kraus e George Orwell: la perdita di valore, la disumanizzazione, la confusione delle parole attraverso i
mass media e attraverso le menzogne della barbarie nella politica moderna. Questa brutalizzazione e profanazione della parola è molto probabilmente una delle cause principali della tendenza all’auto-distruzione, sia attraverso un silenzio auto-imposto sia attraverso un suicidio effettivo, che ha raggiunto la letteratura occidentale dall’epoca di Nerval e di Rimbaud a quella di Sylvia Plath, Paul Celan e John Berryman.
da George Steiner, On Difficulty and Other Essays, 1972........................................................................................................................
Consderazioni personali: Rimangono, ci sono, “materiali grezzi”. La musica (soprattutto “leggera” e dei cantautori) che permette quella “democrazia dell’emozione”, così scrive Steiner, che la letteratura e soprattutto la letteratura alta (ma ormai essa è indiscernibile da una presunta letteratura bassa) nega.
Il libro è il romanzo “in movimento”: di consumo. Anche la poesia deve permettere una “democrazia dell’emozione” per essere consumata, fruita, venduta.
E poi c’è quanto possono produrre i
media elettronici…
Mi chiedo se il modo di affrontare e subire quelle che possiamo chiamare le “questioni ultime” da parte di Celan, di Pavese o Rimbaud, o Leopardi, siano il portato di una “cultura libresca”.