Tu dici – Resta
qui –.
Ma dove siamo
quando siamo
qui?
La mia Belva è rinchiusa nel giardino del retro
e mentre mi guardi capovolgo la testa.
Ho il collo spezzato dal grugnito sul recinto.
Sono già sulla sua lama viva e senza sella
già sulla colonna del midollo
fino alla sola vertebra d’acciaio
fino alla sola vertebra che conti.
– Resta
qui – mi dici.
Ma io non sono salva.
Sto accelerando il nome di Dio tra le serpi
e anche questa velocità è inaccessibile.
Nessuno è sul punto di speranza.
Ci sono ancora molte luci da smorzare.
Molte aurore.

Dove comincio anch’io
è il quaderno numero 15 della collana OTTAVO
a cura di Roberto Dossi e Marco Rota.
Contiene un poemetto inedito di Mario Benedetti
stampato a mano con i torchi dell’Ex Gelateria di via Guinizelli 14
in centocinquanta esemplari numerati.
Milano, febbraio 2008
Gilbert Dupuis: Coin perdu (1999)
Angolo perduto, angolo che potrebbe essere chiamato angolo morto. Ma dove tutto potrebbe
convergere in una prospettiva forzata, fuori campo.




Come ogni altra seria giornata
umida più del sonno dopo i doveri
mancati e le cinghie sempre
più strette sui numeri del calendario
le mani dichiarate ai gesti incerti della casa,
una stoviglia non è
al suo posto,
come Gianluca nel soffitto di Milano
si beve il suo Kierkegaard
un po’ nel suo bicchiere, un po’ con me,
dice che la cenere è finita
e la veglia fino al mattino si farà
insieme di primavera.
***
Spingo su seguiti antichi
il binario della giornata
nella chiusa
cerniera dell’incontro,
era di maggio e quasi
novembre lo chiamava
lacero sui corridoi.
Di infrangerci le ossa il tempo
ha dato il suo esempio
così tanto se mi conto
i minuti che avanzano
appesi alla ringhiera qui
sul Naviglio Grande,
poche facce si sgomentano
e lo allevano nel cuore
il veleno che rimorde
assieme a te divide
il sentiero dei corvi.
***
Sopra la linea ventiquattro
lo sgranarsi di via Larga tra i sedili
cosparsi di ogni voce, non si sa,
sul domani, sul comune,
tanto vale distrarmi e contenta
dei solchi di periferie che vanno
a rastremare terra acqua colline mi domino
in questa carovana di sguardi da accettare se non
amare alla cieca nel ventre
nel rapido affollarsi di mani
nel sogno di noi, muto.
In ogni parola
il silenzio paga la sua musica.




Esiste una segreta convergenza tra alcune grandi anime del Novecento quali Fuocault, Deleuze,
Debord e Mishima, che può essere illuminata a partire dalla nozione di 'estetica della sparizione'.
Video che ho realizzato nel 1994. Riprese e montaggio miei dalla manifestazione di arte contemporanea "Dokumenta", che si tiene a Kassel (Germania).
Lascaux - Paleolitico Superiore

Ora tutti dormono in questa casa; sono tutti silenziosi.
Nei loro letti hanno sogni precisi,
ognuno nella forma della propria faccia. Un giorno
si sveglieranno aprendo i loro petti alla luce nuova
e chiederanno da mangiare, avranno fame
di sapere come è successo. Si sono ritrovati tutti
vicini, hanno scambiato tutti i respiri nella stessa stanza,
ora parlano una lingua comune: ognuno
saprà chiedere all’altro cosa ha visto, di cosa
avrà bisogno per raccontare; per non avere più
paura di dimenticare ciò che nei sogni
è stato uguale.
